Il personaggio uomo
Giacomo Debenedettiقیمت نهایی
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مشخصات کتاب
- نویسنده
- Giacomo Debenedetti
- سال انتشار
- ۲۰۱۷
- فرمت
- MOBI
- زبان
- ایتالیایی
- حجم فایل
- ۱٫۰ مگابایت
دربارهٔ کتاب
Atto costitutivo di una nuova fenomenologia critica e, insieme, testamento intellettuale, Il personaggio?uomo di Giacomo Debenedetti è il centro di un assedio sfiancante, il luogo di un interrogatorio infinito al quale sono convocati, senza possibilità di appello, gli scrittori, i musicisti e i registi della prima metà del Novecento che hanno dato vita ai personaggi più enigmatici del loro tempo. Non più figure grigie e bidimensionali costrette alla palette de couleur del verismo e del naturalismo, i personaggi dell'arte novecentesca erompono dalle pagine e dalle tele, dagli schermi e dalle partiture come una fiamma indomabile di pulsioni di morte: sono ritratti baconiani, sanguinanti di bile e di colore; troppo nudi, troppo somiglianti alla vita, e per questo incompresi e temuti dai loro contemporanei.Fil rouge sfrangiato che pi. non si riavvolge, orfano vilipeso e sfigurato, il personaggio?uomo di Debenedetti, nel segno dell'antecedente baudelairiano dell'Albatros o del Makar di Dostoevskij, incarna un principio universale di sconcezza e innocenza. Come uno spettro si aggira, irrisolto, nell'arte di questo tempo: è Vitangelo Moscarda, che si scopre uno, nessuno e centomila; è Zeno Cosini che incassa il «cazzotto cieco e sconcertante» della vita; è Proust davanti al cespo di rose del Bengala, in attesa che queste si lascino sfuggire un segreto; è Remigio nel Podere di Tozzi, incapace di difendere la «roba»; è l'Ulisse di Joyce, e il suo naufragio nelle strade di Dublino; è la «melodia stanca» di Puccini e la mela in putrescenza di Cézanne.Per il critico, è soprattutto il romanzo a dare corpo – attraverso i suoi caratteri – al «caos» novecentesco, cifrato nella sua investitura etimologica di «fenditura», di velo che inaspettatamente si solleva e lascia scorgere, per un momento o per sempre, il volto deforme e meduseo del Fato: quello strappo nel cielo di carta pirandelliano, di fronte al quale si può soltanto pronunciare la maledizione. È proprio il personaggio – il personaggio drammaticamente umano, l'antipersonaggio, il personaggio?uomo – a tenere in mano la chiave d'accesso a questa nuova, scompaginata realtà, e solo in un rapporto complice o litigioso con lui, purché profondo, il lettore può cogliere la verità di un libro, di una storia, di una vita. Ma se provi a interrogarlo, il personaggio?uomo risponderà sempre con il suo motto araldico: «Si tratta anche di te». È un'ombra che capovolge la domanda e chiede ragione della propria disgrazia, ricordandoci che anche noi siamo fatti della stessa sostanza, e destinati alla medesima rovina.Così, nel secolo del trinceramento, della relatività, del complesso d'Edipo e della morte di Dio, l'uomo, e il suo «alter?ego che ci viene incontro dai romanzi», è di nuovo chiamato, come nella tragedia antica di un Prometeo o di un'Antigone, a lasciarsi sopraffare da un destino più grande, una sorte prefissata e avvolgente che porta alla disfatta e all'autodistruzione. Nell'arte come nella vita, a poco valgono le ribellioni, le strategie, gli oroscopi benaugurosi: l'uomo in rivolta assume le sembianze di uno scarafaggio kafkiano che, dorso a terra, agita invano le zampe contro il cielo.Una vocazione inesorabile guida allora il critico in questo passaggio metafisico, questo inabissamento letterario: rifare in eterno i passi di Orfeo, scendere tra le ombre dell'arte per tentare ogni volta di recuperare qualcosa. Ancora più nel profondo: per decifrare la vita. Atto costitutivo di una nuova fenomenologia critica e, insieme, testamento intellettuale, Il personaggiouomo di Giacomo Debenedetti il centro di un assedio sfiancante, il luogo di un interrogatorio infinito al quale sono convocati, senza possibilit di appello, gli scrittori, i musicisti e i registi della prima met del Novecento che hanno dato vita ai personaggi pi enigmatici del loro tempo. Non pi figure grigie e bidimensionali costrette alla palette de couleur del verismo e del naturalismo, i personaggi dellarte novecentesca erompono dalle pagine e dalle tele, dagli schermi e dalle partiture come una fiamma indomabile di pulsioni di morte: sono ritratti baconiani, sanguinanti di bile e di colore; troppo nudi, troppo somiglianti alla vita, e per questo incompresi e temuti dai loro contemporanei. Fil rouge sfrangiato che pi. non si riavvolge, orfano vilipeso e sfigurato, il personaggiouomo di Debenedetti, nel segno dellantecedente baudelairiano dellAlbatros o del Makar di Dostoevskij, incarna un principio universale di sconcezza e innocenza. Come uno spettro si aggira, irrisolto, nellarte di questo tempo: Vitangelo Moscarda, che si scopre uno, nessuno e centomila; Zeno Cosini che incassa il cazzotto cieco e sconcertante della vita; Proust davanti al cespo di rose del Bengala, in attesa che queste si lascino sfuggire un segreto; Remigio nel Podere di Tozzi, incapace di difendere la roba; lUlisse di Joyce, e il suo naufragio nelle strade di Dublino; la melodia stanca di Puccini e la mela in putrescenza di Czanne. Per il critico, soprattutto il romanzo a dare corpo attraverso i suoi caratteri al caos novecentesco, cifrato nella sua investitura etimologica di fenditura, di velo che inaspettatamente si solleva e lascia scorgere, per un momento o per sempre, il volto deforme e meduseo del Fato: quello strappo nel cielo di carta pirandelliano, di fronte al quale si pu soltanto pronunciare la maledizione. proprio il personaggio il personaggio drammaticamente umano, lantipersonaggio, il personaggiouomo a tenere in mano la chiave daccesso a questa nuova, scompaginata realt, e solo in un rapporto complice o litigioso con lui, purch profondo, il lettore pu cogliere la verit di un libro, di una storia, di una vita. Ma se provi a interrogarlo, il personaggiouomo risponder sempre con il suo motto araldico: Si tratta anche di te. unombra che capovolge la domanda e chiede ragione della propria disgrazia, ricordandoci che anche noi siamo fatti della stessa sostanza, e destinati alla medesima rovina. Cos, nel secolo del trinceramento, della relativit, del complesso dEdipo e della morte di Dio, luomo, e il suo alterego che ci viene incontro dai romanzi, di nuovo chiamato, come nella tragedia antica di un Prometeo o di unAntigone, a lasciarsi sopraffare da un destino pi grande, una sorte prefissata e avvolgente che porta alla disfatta e allautodistruzione. Nellarte come nella vita, a poco valgono le ribellioni, le strategie, gli oroscopi benaugurosi: luomo in rivolta assume le sembianze di uno scarafaggio kafkiano che, dorso a terra, agita invano le zampe contro il cielo. Una vocazione inesorabile guida allora il critico in questo passaggio metafisico, questo inabissamento letterario: rifare in eterno i passi di Orfeo, scendere tra le ombre dellarte per tentare ogni volta di recuperare qualcosa. Ancora pi nel profondo: per decifrare la vita. Debenedetti è stato uno dei più grandi critici letterari e scrittori del secolo appena trascorso, che ha operato non solo nell'ambito letterario, ma anche in quello musicale, scientifico e delle arti figurative, mettendo a punto un sistema interpretativo assolutamente inedito nel panorama culturale italiano. Il pensiero critico di Debenedetti è espresso con chiarezza in queste pagine, che indagano - in un vero e proprio itinerario psicologico e letterario - la "questione uomo" e l'idea di romanzo.
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